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Rimini Malatestiana

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La storia della signoria malatestiana ebbe inizio intorno al 1200, quando la famiglia si distinse in due rami: i Malatesta da Foligno e i Malatesta da Verucchio, i quali governanoro per lo più i territori marchigiani. Ma l’esponente su cui concentreremo la nostra attenzione fu Sigismondo Pandolfo (1417-1468), guerriero e mecenate, che riuscì a far accrescere il potere della famiglia.

Altimetria

Detto ciò, se ci capita di trovarci nei dintorni di Rimini, non possiamo proprio fare a meno di fermarci a far visita ad alcuni monumenti di grande rilievo. Magari cerchiamo di scegliere una giornata dal clima incerto, così possiamo alternare lo svago da spiaggia alla cultura e alla storia. Partiamo da Piazza Malatesta e ci troviamo proprio davanti al CASTEL SIGISMONDO.

Fu edificato nel Quattrocento per volere di Sigismondo Pandolfo. Purtroppo al giorno d’oggi è rimasto solo il nucleo centrale di quella che era la struttura originaria. La costruzione iniziò nel 1437 e terminò nel 1446. Venne concepito sia come palazzo sia come fortezza, sede della corte e allo stesso tempo roccaforte che dominava su Rimini. Il castello sorgeva in una posizione strategica e centrale, dalla quale era ben visibile tutta la città. L’edificio possiede tuttora un certo fascino, dalle possenti torri quadrate alle muraglie a scarpa, che dovevano apparire davvero maestose, ergendosi dall’antico fossato. All’ingresso del castello verso Rimini, vi è uno stemma formato da uno scudo con bande a scacchi con sopra una testa di elefante ed una rosa a quattro petali. Lo stemma separa la scritta in caratteri gotici minuscoli di “Sigismondo Pandolfo”. Il castello doveva rappresentare la potenza e la forza assoluta, così come lo dimostrano gli archi acuti, le torri con diverse prospettive, lo sfarzo delle decorazioni in oro, e l’uso dei colori tipici malatestiani: il verde e il rosso. Il 9 ottobre 1468 Sigismondo morì proprio all’interno del suo castello.

Proseguiamo verso Corso IV Novembre, dove incontriamo un’altra celebre testimonianza della signoria dei Malatesta, ovvero IL TEMPIO MALATESTIANO.

In origine si trattava della Chiesa di San Francesco, ma venne successivamente ribattezzata come tempio-mausoleo per il signore malatestiano Sigismondo Pandolfo. La sua costruzione iniziò nel 1447 per opera del celeberrimo architetto Leon Battista Alberti,che in piena epoca rinascimentale, non potè non avvalersi dei tratti artistici classici. Ne sono un esempio i grandi archi, sia quello della facciata, sia quelli laterali, i sarcofagi, e le soluzioni plastiche dei volumi. La chiesa francescana originaria era priva di cappelle laterali e aveva una pianta rettangolare. Le cappelle invece erano frontali, e quella centrale probabilmente fu affrescata da Giotto, che dipinse anche il famoso crocifisso tuttora collocato nella seconda cappella a destra. Nelle chiesa furono sepolti tutte le persone della famiglia malatestiana, (Mastin vecchio, Savio Carlo, Galeotto Roberto, Giovanni,ecc). Molti artisti rinomati presero parte alla costruzione e ai lavori del tempio malatestiano: Leon Battista Alberti, Matteo de’ Pasti, Agostino di Duccio e Piero della Francesca. Purtroppo l’edificio non venne mai portato a termine perchè la fama del signore malatestiano Sigismondo Pandolfo venne offuscata, ed egli perse molti territori nel Riminese, attraversando tempi duri. Nella costruzione vennero usati i marmi colorati di Sant’Apollinare in Classe e di Fano, di cui Sigismondo aveva fatto incetta durante le sue conquiste. La chiesa vanta un frontone triangolare decorato con i suddetti marmi, 7 sarcofagi di personaggi illustri sulla fiancata destra ed uno splendido campanile cinquecentesco sulla fiancata sinistra. All’ngresso, subito alla vostra destra, troverete il sarcofago di Sigismondo, con sopra due medaglioni in cui è raffigurato il signore malatestiano con una corona d’allora e un’armatura. proseguendo incontrerete la Cappella di San Sigismondo, santo protettore dei guerrieri che regge nella mano destra uno scettro, e sulla sinistra il mondo. E’ seduto su un seggo sorretto da due elefanti che portano gli stemmi malatestiani. Agostino di Duccio scolpì in questa cappelli un angelo in rilievo e due a stiacciato. Ma la vera e più importante opera d’arte del tempio sta nella Cappella degli Angeli, in cui si trova il crocifisso dipinto su tavola attribuito a Giotto. Si pensa infatti che sia stato creato da Giotto nel periodo in cui l’artista soggiornò a Rimini, tra il 1308 e il 1312. A San Girolamo invece è dedicata la Cappella dei Pianeti, in cui vi sono raffigurazioni in bronzo di frutta,fiori,farfalle,animali eseguiti da Matteo de’ Pasti, e segni zodiacali e pianeti da Agostino di Duccio. Proseguiamo verso la Cappella delle Arti Liberali, in cui, sempre Agostino di Duccio raffigurò la Filosofia, la Retorica e la Grammatica. Nella Cappella dei Giochi Infantili invece furono sepolte le prime due mogli di Pandolfo Malatesta: Ginevra d’Este e Polissena Sforza. Qui di Duccio raffigurò sessantun angioletti che danzano, giocano, corrono suonano e scherzano tra loro, rappresentando perfettamente l’innocenza dell’infanzia. Nella Cappella della Pietà si invocava la Vergine nei periodi di siccità; e qui Sigismondo Pandolfo fece seppellire le ossa dei suoi avi e dei suoi discendenti. Fra i pilastri dell’arcata potete vedere dodici statue, due profeti e dieci sibille. In diversi punti del tempio malatestiano ritroverete la sigla con le lettere intrecciate S e I, che sta ad indicare la prima sillaba di Sigismondo, come era tradizione rinascimentale indicare sui monumenti il proprio nome con le prime due lettere.

Itinerario

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