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Recenti Acquisizioni Scientifiche In Tema Di Biopranoterapia (Pet-therapy)

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L’energia proveniente dai sistemi biologici (bioenergia) è alla base dell’interazione tra i diversi insiemi, essa è composta, in base ai metodi di indagine oggigiorno impiegabili, principalmente di microonde, infrarossi, ultrasuoni e feromoni accompagnata sicuramente da altre frazioni non ancora identificate. Sono state riportate esperienze riguardanti le interazioni tanto con esseri viventi che con sostanze inorganiche. In particolare sono state descritte le influenze dei campi biomagnetici umani sui microrganismi, soprattutto cutanei, che possono essere utilizzati quali indicatori del campo biomagnetico umano stesso, su sostanze inorganiche quali l’acqua, soluzione fisiologica e simili ed organiche di origine animale (plasma, frazioni corpuscolate del sangue).

L’influenza dei campi bioenergetici sui sistemi viventi complessi ha evidenziato variazioni fisiologiche, comportamentali, ponderali e dei parametri ematochimici.

Gli autori indicano nelle radiazioni non ionizzanti i messaggeri dei fenomeni descritti, un ruolo particolare viene riconosciuto ai biofotoni emessi nel momento replicativo del DNA.

I diversi tipi di radiazione e i loro componenti, gli effetti rilevabili dopo interazione con insiemi inorganici ed organici ma soprattutto un’attenta casistica riguardante le conseguenti possibilità applicative della prassi denominata bioterapia (pet-therapy) rappresentano l’impegno per il futuro.

L’esistenza di energia (bioenergia) proveniente tanto da sistemi biologici semplici (cellula) che complessi (somi) fu dapprima evidenziata soprattutto attraverso la constatazione dei risultati delle interazioni con altri sistemi viventi cellulari, vegetali ed animali.

Queste osservazioni venivano classificate con le più svariate denominazioni, tanto che una lettura della bibliografia sufficientemente attendibile permette di ritrovarne le dissertazioni in riviste a più svariato titolo (13-14-15-16-17-18-19-20-21-22-25-49-50-58-59-60-61-62-63-64-67-78-79-90-95-97-98-100).

In seguito, oltre ad evidenziarne gli effetti (51-53-54-57-69-71-72-87-88-94), si cercò di indagare sulla sua origine e, soprattutto, di identificarne le componenti (1-2-4-11-23-24-28-29-35-38-55-66).

Attualmente si ammette che tale bioenergia, emessa principalmente a livello delle parti distali degli arti superiori, sia, per quanto è possibile sapere, dovuta a microonde, infrarossi, ultrasuoni, come conseguenza di particolari caratteristiche biofisiche relative alla differenza di temperatura, di resistenza ohmica, del carico di elettrostaticità, delle emissioni in mV e delle emanazioni biochimiche delle mani rilevabili anche mediante particolari apparecchiature o composti chimici. Alcune componenti riferibili a calore, elettromagnetismo (campi biomagnetici), analizzabili dal punto di vista termico, biochimico ed elettromagnetico, verrebbero accettate a livello scientifico, mentre le caratteristiche di altre emissioni non sarebbero ancora rilevabili per mancanza di adeguati strumenti all’uopo impiegabili (3-27-30-36-55-70-76-77-89-96).

Oggigiorno dunque esiste la possibilità di verificare sperimentalmente la cosiddetta bioenergia mediante accertamenti biofisici, l’impiego di determinati colloidi o valutarne l’interazione osservando variazioni fisiologiche, ponderali e comportamentali, modificazioni di alcuni parametri ematologici come la VES nell’uomo, la formula leucocitaria, i livelli di micro e macro elementi ed enzimi, rilevabili tanto negli animali di laboratorio che in quelli di grossa taglia (5-6-8-68-80).

Accanto ad indagini volte a caratterizzare dal punto di vista biologico, biofisico e chimico (feromoni) le emissioni bioenergetiche umane, si è posta particolare attenzione nel valutare l’interazione dei campi biomagnetici umani (biomagnetic fields) tanto con i sistemi viventi che con alcune sostanze inorganiche.

Al fine di meglio caratterizzare gli infrarossi, una delle frazioni del campo bioenergetico riconducibile al campo biomagnetico (radiazioni non ionizzanti), si indagarono il punto od i punti di massima emissione a livello del corpo di differenti individui presentanti particolari caratteristiche biofisiche. Gli aspetti cromatici delle termografie hanno permesso di evidenziare come proprio le mani siano, in alcuni soggetti apparentemente e clinicamente sani, i punti di massima emanazione degli infrarossi. Altre volte invece le zone sono diversificate, tanto da interessare il settore sterno-collo, gli occhi, lo spazio naso-labiale, fino alla comparsa di punti di massimo calore proprio in prossimità od addirittura sulla parte terminale della colonna vertebrale (coccige)(40-52-65).

Lavorando in campo biologico-animale é risultato consequenziale individuare quali fossero i punti di massima accettazione (nel senso di interferenza corporea da parte delle mani del c.d. sperimentatore) per quanto riguarda l’equino, il bovino, il cane ed il gatto al fine di procedere ad ulteriori e necessarie valutazioni scientifiche su questi soggetti (31-32-56-91).

Approfondendo le indagini e scendendo a livello microscopico l’ipotesi di una possibile interdipendenza dei microrganismi da situazioni biofisiche del tratto terminale degli arti superiori (palmo-mani), con la possibilitˆ quindi di un loro utilizzo quali “indicatori” del campo biomagnetico umano, _ stata sviluppata utilizzando individui preventivamente caratterizzati dal punto di vista biofisico a livello delle mani (83).

In base alla differenza di temperatura, della resistenza ohmica e delle emissioni in mV (millivolts), é stato possibile classificare alcuni individui come “radianti” a livello della mano destra, altri “radianti” a livello della sinistra, mentre i soggetti che presentavano la medesima temperatura tanto al palmo dx che sn, e nessuna diversità nei valori della resistenza ohmica, venivano denominati monopolari.

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