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ELOGIO DELL’ERRORE

Nel luglio di quest’anno la cronaca ci ha informato che ad una coppia di bianchi inglesi, in seguito ad una “inseminazione artificiale”, sono nati due figli di colore. Il massimo dello sdegno è stato espresso da un Professore italiano che, al culmine del suo risentimento, ebbe ad esprimersi con queste parole: “Mi vergogno di fare parte di una categoria di superficiali e di stupidi!”. È del tutto fuori luogo ironizzare su quest’evento che così come altri, forse più drammatici, manifesta un dato ineludibile: l’errore è una condizione umana e fintanto che l’uomo sarà tale l’errore sarà presente. Mi pare che il Professore che ho citato non si riferisse genericamente alla categoria umana, perché se così fosse ci sarebbero ben altre manifestazioni che meriterebbero il suo sdegno e che in tanti saremmo pronti a sottoscrivere, ma credo che egli si vergognasse di appartenere alla categoria dei medici a cui appartengono quei colleghi inglesi che sono stati la causa di quel misfatto. Che poi i medici siano più superficiali e stupidi di altre categorie professionali personalmente ne dubito anche se mi pare difficile poter fare una classifica in base a tali qualità. Già qualche secolo fa Orazio (mi pare) scriveva che nessuno è contento della propria professione e che spesso si invidia quella dell’altro e questo è un frequente luogo comune anche oggi. Il chirurgo italiano per eccellenza, il Prof. Valdoni, diceva talvolta che è bravo il medico che sbaglia poco perché quello che non sbaglia non esiste e questa riflessione è facilmente estensibile ad ogni professione o mestiere umano. E non mi pare che si possa fare una gradazione (se non a livello teorico) per cui quest’errore è possibile mentre quello no, perché è di comune osservazione che da ogni livello giuridico si facciano le dovute distinzioni e che ci sia tutta una gradazione di colpa in relazione alla entità e qualità dell’errore. Ma tuttavia, sempre che l’errore non sia volontario, e non di questo stiamo parlando, esso è praticamente ineludibile perché chi commette l’errore è un uomo che in quanto tale è imperfetto. Potremo affinare tutte le procedure, potremo rivedere tutti i protocolli diagnostico-terapeutici, potremo migliorare la qualità e le conoscenze dei medici, potremo fare di tutto per evitare l’errore ma non potremo eliminare l’errore perché sbagliare è una condizione umana; solo Dio non sbaglia ed è questa l’idea che abbiamo di Dio proprio per differenziarlo dagli uomini. È del tutto ovvio ed evidente che ogni uomo nell’ambito della propria attività dovrà sempre fare di più e meglio per evitare l’errore ma pretendere, anche solo concettualmente, di essere simile a Dio mi pare un po’ troppo.

Debbo peraltro rilevare che ogni delirio di onnipotenza o di infallibilità sia causa di alienazione e non di aiuto agli uomini.

Se penso poi che la tanto decantata civiltà occidentale (non mi riferisco solo all’Italia) poggia su una giustizia perfetta, con processi rapidi e giusti, su un’amministrazione pubblica lodevole in cui ogni atto burocratico amministrativo è l’espressione più alta dell’efficienza, della puntualità e del rispetto umano, su una politica etica e lungimirante, su accordi sociali e sindacali corretti e equilibrati, su tante professioni e mestieri di indubbia efficienza ed onestà, mi viene quasi da ringraziare Dio che sia rimasta solo la “malasanità” a ricordarsi che in fondo siamo ancora degli uomini e a non manifestare sdegno per la mia categoria.

Dott. Giuseppe Raco

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